La storica altalena tra veneziani e padovani Un Fiume Di Ville Venezia

La storica altalena tra veneziani e padovani
In bilico tra l’essere una fondamentale via di trasporto e un pericoloso nemico pronto a colpire con incontrollabili inondazioni, il Brenta è stato teatro d’interminabili scontri tra la florida Padova e la fiorita Venezia.
Padova ne aveva sempre fatto un’asse commerciale di assoluta preminenza, su cui trasportare verso il mare legname e lana provenienti dagli altipiani del nord. La città era sorta in una posizione strategica che le permetteva di coltivare una rigogliosa attività commerciale. La campagna circostante al Brenta era tuttavia di natura paludosa e troppo tormentata da continue rotture del fiume perché vi si potessero piantare centri agricoli o commerciali stabili così come accadeva per il resto dei territori padovani. Quelle terre erano piuttosto lasciate alla pesca, alla caccia e ai pascoli.[5]

Per gran parte del Medioevo dovremmo immaginare il paesaggio della Riviera del Brenta come una vasta distesa per lo più salmastra interrotta solamente da vaste aree boschive e pascoli, alcune fortezze militari, mulini, casoni e abbazie.

Benché lungo il basso corso del Brenta le attività economiche del Medioevo (controllo dei commerci, delle vie di trasporto e degli sbocchi fluviali) fossero ben lontane da quelle che si svilupperanno in epoca rinascimentale (colture agricole), questa terra fece a lungo gola sia ai padovani che ai veneziani. Se i primi miravano a preservare una già qui instaurata potenza mercantile, i secondi si trovavano a voler e dover controllare una porzione di entroterra per numerosi vitali fattori.

In più occasioni a partire dal X secolo Padova aveva tentato di progettare a suo favore una sistemazione del corso del Brenta per rendere più efficaci i collegamenti con i porti fluviali di Noventa e Camin e aveva speso notevoli energie per arginare le continue esondazioni  che rendevano non facile la gestione del territorio limitrofo. Vivi erano anche gli interessi della Chiesa che, nel territorio di pertinenza padovana, controllava i mulini e riscuoteva decime con concessione imperiale. Padova si era infine anche spesa per la costruzione di notevoli canali, come il Piovego e la Brentella, e di fosse di contenimento delle acque.[6]

D’altro canto Venezia è, dopo l’anno Mille, una forza marittima di assoluta rilevanza nell’Adriatico e nel Mediterraneo e necessita di preservare il dominio dell’entrocosta lagunare a protezione dei suoi stessi interessi. Inoltre, urge la preservazione della laguna - fondamentale cinta muraria naturale attorno alla città – che rischia l’interramento per la quantità ingente di detriti costantemente trasportati dai fiumi.

Il conflitto d’interessi era troppo evidente perché le due città potessero convivere in maniera pacifica sfruttando vicendevolmente le acque preziose dello stesso tratto terminale del fiume Brenta. Un primo scontro aperto si ebbe nel 1215 allorché i padovani tentarono uno sbocco al mare nei pressi di Chioggia, afflitti dai continui dazi che la Repubblica del leone imponeva loro. Non infrequenti i tagli del fiume che Padova eseguiva per impedire alla città lagunare di risalire le acque del Brenta, così come platealmente effettuò Ezzelino nel 1256. Quasi due secoli di conflitti che terminarono solo nel momento in cui Padova divenne veneziana.

NOTE
[5]     Cfr. BONETTO, Il medio e il basso corso del Brenta in età romana, in BONDESAN, CANIATO, GASPARINI, VALLERANI, ZANETTI, Il Brenta cit., p. 176.
[6]
     Cfr. SANTE BONRTOLAMI, Il Brenta medievale nella pianura veneta. Note per una storia politico-territoriale in BONDESAN, CANIATO, GASPARINI, VALLERANI, ZANETTI, Il Brenta… cit., pp. 209-233.
[7]
     Cfr. FREDERIC LANE, Storia di Venezia, Einaudi 1978, pp.265-272.