Tito Livio[1] narra che l’eroe spartano Cleonimo ai tempi della guerra di Troia si fosse inoltrato nelle terre padovane proprio risalendo l’antico Medoacus Maior, probabile antenato del fiume Brenta. Ai tempi dei romani, si ricorda, l’idrologia della terra veneta era molto diversa da quella odierna: il Medoacus viene citato dalle fonti come suddiviso in due rami, Maior e Minor, entrambi sfocianti nella laguna a sud dell’ancora embrionale Venezia. Alcune mappe, quali la celebre Tavola Peutingeriana, danno conferma di tale situazione geografica, sebbene rimanga complesso rintracciare coincidenze tra questi antichi fiumi navigabili e gli attuali rami del Brenta e Bacchiglione.
Il termine Brenta, usato al femminile nei documenti e nelle mappe antiche, per indicare il medesimo (?) fiume ricorre già nel VI secolo d.C., ma sull’origine della doppia denominazione (Medoacus e Brenta) si potrebbe disquisire a lungo, come già è stato fatto, senza forse trovare una risposta per tutti convincente.[2]
La tormentata nascita del Brenta è forse legata anche a una terrificante alluvione che colpì gran parte del nord Italia nell’anno 589 - raccontata da Paolo Diacono nella sua Storia dei Longobardi – e che fu forse alla base di un repentino ed irreversibile mutamento del corso degli antichi fiumi e dunque anche dell’origine del nostro.[3]
Senza voler dunque affondare il naso nella preistoria - seppur gli studiosi siano in grado di attestare che la zona dell’attuale Riviera era abitata anche in tempi lontanissimi[4] - e accontentandoci di risalire qui a tempi meno remoti, si può affermare che l’entroterra veneziano assunse un primo vero rilievo in età romana, in corrispondenza con lo sviluppo della città di Patavium, Padova.
NOTE
[1] Cfr. TITO LIVIO, Ab Urbe condita, libro X, cap. 2.
[2] Cfr. MARIO GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta, Signum Edizioni, Padova, 1983, p. 11. Si può ipotizzare che il termine Brenta (Brinta) sia una denominazione più tarda rispetto a Medoacus e/o che derivi da un appellativo popolare.
[3] “Eo tempore fuit aquae diluvium in finibus Venetiarum et Liguriae seu ceteris regionibus Italiae, quale post Noe temporecreditur non fuisse.” In PAOLO DIACONO, Historia Longobardorum, libro III, cap. 23. Cfr. JACOPO BONETTO, Il medio e il basso corso del Brenta in età romana, in ALDINO BONDESAN, GIOVANNI CANIATO, DANILO GASPARINI, FRANCESCO VALLERANI, MICHELE ZANETTI, Il Brenta, Verona, Cierre Edizioni, 2003, pp. 171-179.
[4] Cfr. LOREDANA CAPUIS, Preistoria e protostoria del medio e basso corso del Brenta, in BONDESAN, CANIATO, GASPARINI, VALLERANI, ZANETTI, Il Brenta… cit., pp. 163-171. I reperti archeologici fino all’età del Bronzo non paiono, secondo gli studiosi, necessariamente legati alla presenza del fiume.