Acquaroli, burchielli, magazeni e mezzadri
Certo, le ville della Riviera del Brenta costituiscono forse l’aspetto più tangibile e fascinoso tanto del passato quanto del presente della Riviera del Brenta. Ma come poter immaginare una terra che vive solo di case sfarzose e curatissimi giardini? Numerose erano le attività connesse alla vita di villa che potremmo citare per far intendere anche solo qualche tratto di questo complesso sistema.
La tenuta di villa necessitava non soltanto di inservienti che risiedevano spesso nei piani ammezzati della casa, di giardinieri, di custodi e barcaroli, ma anche di fittavoli e mezzadri che coltivavano e vivevano nelle tenute di proprietà della famiglia in cambio di buona parte del raccolto e di un qualche affitto.
Paradossalmente, nelle carte d’archivio e specialmente nelle redecime delle famiglie – equiparabili alle nostre denunce dei redditi, ma di redazione molto meno frequente – è facile imbattersi in sterminati elenchi di tutti i fittavoli che dovevano un introito alla famiglia. Ed è molto meno facile trovare invece citati architetti o artisti chiamati a operare alla progettazione e decorazione delle ville.
A gestire la fondamentale attività di trasporto di merci e persone erano i barcaroli, i traghettatori e i cavalanti. Questi ultimi avevano il compito di trascinare le barche con corde per farle risalire controcorrente sul canale.
Le grandi famiglie di norma possedevano anche mulini, fondamentali per la manifattura della carta, per il filato, per le segherie, per la macina della farina, per i magli. Oggi Dolo conserva ancora un esemplare di mulino costruito nel Cinquecento e di pertinenza del magistrato alle Acque.
Esistevano anche i magazeni, ovvero locali aperti al pubblico ove si vendevano vino e qualche pietanza, anch’essi dati in affitto dalle grandi famiglie e gestiti da persone del luogo.
Altro mestiere di assoluta rilevanza svolto nelle acque del Brenta, e non solamente legato alla civiltà di villa, ma più largamente a tutta la città di Venezia, era quello degli acquaroli. L’approvvigionamento idrico per una città costruita all’interno di una laguna, si può ben comprendere, non era affatto scontato. L’acqua veniva perciò prelevata da terraferma e portata in botti con le barche a Venezia. Le acque del Brenta erano specialmente riservate a tal fine a partire dal 1425.[9]
La tenuta di villa necessitava non soltanto di inservienti che risiedevano spesso nei piani ammezzati della casa, di giardinieri, di custodi e barcaroli, ma anche di fittavoli e mezzadri che coltivavano e vivevano nelle tenute di proprietà della famiglia in cambio di buona parte del raccolto e di un qualche affitto.
Paradossalmente, nelle carte d’archivio e specialmente nelle redecime delle famiglie – equiparabili alle nostre denunce dei redditi, ma di redazione molto meno frequente – è facile imbattersi in sterminati elenchi di tutti i fittavoli che dovevano un introito alla famiglia. Ed è molto meno facile trovare invece citati architetti o artisti chiamati a operare alla progettazione e decorazione delle ville.
A gestire la fondamentale attività di trasporto di merci e persone erano i barcaroli, i traghettatori e i cavalanti. Questi ultimi avevano il compito di trascinare le barche con corde per farle risalire controcorrente sul canale.
Le grandi famiglie di norma possedevano anche mulini, fondamentali per la manifattura della carta, per il filato, per le segherie, per la macina della farina, per i magli. Oggi Dolo conserva ancora un esemplare di mulino costruito nel Cinquecento e di pertinenza del magistrato alle Acque.
Esistevano anche i magazeni, ovvero locali aperti al pubblico ove si vendevano vino e qualche pietanza, anch’essi dati in affitto dalle grandi famiglie e gestiti da persone del luogo.
Altro mestiere di assoluta rilevanza svolto nelle acque del Brenta, e non solamente legato alla civiltà di villa, ma più largamente a tutta la città di Venezia, era quello degli acquaroli. L’approvvigionamento idrico per una città costruita all’interno di una laguna, si può ben comprendere, non era affatto scontato. L’acqua veniva perciò prelevata da terraferma e portata in botti con le barche a Venezia. Le acque del Brenta erano specialmente riservate a tal fine a partire dal 1425.[9]
NOTE
[9] Cfr. M COSTANTINI, L’acqua di Venezia. L’approvigionamento idrico della Serenissima, Venezia, 1984