Agricoltura e villeggiatura nella villa: la conquista di Venezia
Tra 1404 e 1406 Venezia si impossessava di Vicenza, Verona e Padova, e sotto il dogado di Francesco Foscari l’entroterra veneziano arrivò a toccare il fiume Adda, includendo anche Brescia e Bergamo.[7] Venezia aveva lentamente convertito la sua esclusiva vocazione per il mare con un interesse strategico, politico e culturale per la campagna del nord est Italia. Necessitava di quegli spazi per garantirsi un territorio di protezione della sua signoria nel Golfo Adriatico e qui aveva intravisto una nuova possibile opportunità d’investimento in beni immobili: la terra.
Si ricorda che le terre della Riviera del Brenta sino ad allora non erano state ancora diffusamente bonificate e sfruttate per fini latifondisti. Sarà solo con l’insediarsi del dominio veneziano che questa terra inizierà a essere sistematicamente risanata e convertita in appezzamenti su cui l’aristocrazia veneziana poteva investire le proprie ricchezze. Nel primo Quattrocento alcune famiglie nobili veneziane dettero avvio all’acquisto di ampi terreni dell’entroterra e alla bonifica di interi poderi su cui cominciare a piantare colture. Nel 1556 viene a tal scopo istituita la magistratura dei Provveditori per i Beni Inculti.[8]
I veneziani intravedono in questi investimenti sia la possibilità di incrementare i propri proventi, godendo anche di cospicui privilegi fiscali, sia l’occasione di trovare un nuovo spazio d’ozio e di villeggiatura.
La villa nasce dunque con una doppia fondamentale funzione: da una parte era il cuore gestionale dell’immensa tenuta agricola della famiglia, dall’altra era un palazzo fuori città in cui trascorre i torridi mesi estivi, allietati dalla presenza di giardini e orti.
Le più importanti famiglie nobili veneziane, come i Corner, Foscari , Pisani, Badoer, Foscarini, Mocenigo, e più tardi le famiglie che acquistarono la nobiltà come i Rezzonico, possedevano molteplici palagi in terraferma disseminati in diversi luoghi del Veneto. La Riviera del Brenta, tra questi, ideale prosecuzione del Canal Grande, non troppo distante da Venezia e facilmente raggiungibile con i burci, divenne uno dei prediletti.
Si ricorda che le terre della Riviera del Brenta sino ad allora non erano state ancora diffusamente bonificate e sfruttate per fini latifondisti. Sarà solo con l’insediarsi del dominio veneziano che questa terra inizierà a essere sistematicamente risanata e convertita in appezzamenti su cui l’aristocrazia veneziana poteva investire le proprie ricchezze. Nel primo Quattrocento alcune famiglie nobili veneziane dettero avvio all’acquisto di ampi terreni dell’entroterra e alla bonifica di interi poderi su cui cominciare a piantare colture. Nel 1556 viene a tal scopo istituita la magistratura dei Provveditori per i Beni Inculti.[8]
I veneziani intravedono in questi investimenti sia la possibilità di incrementare i propri proventi, godendo anche di cospicui privilegi fiscali, sia l’occasione di trovare un nuovo spazio d’ozio e di villeggiatura.
La villa nasce dunque con una doppia fondamentale funzione: da una parte era il cuore gestionale dell’immensa tenuta agricola della famiglia, dall’altra era un palazzo fuori città in cui trascorre i torridi mesi estivi, allietati dalla presenza di giardini e orti.
Le più importanti famiglie nobili veneziane, come i Corner, Foscari , Pisani, Badoer, Foscarini, Mocenigo, e più tardi le famiglie che acquistarono la nobiltà come i Rezzonico, possedevano molteplici palagi in terraferma disseminati in diversi luoghi del Veneto. La Riviera del Brenta, tra questi, ideale prosecuzione del Canal Grande, non troppo distante da Venezia e facilmente raggiungibile con i burci, divenne uno dei prediletti.
NOTE
[7] Cfr. FREDERIC LANE, Storia di Venezia, Einaudi 1978, pp.265-272.
[8] Cfr. MICHELANGELO MURARO, La civiltà delle ville venete, in Le ville della Riviera del Brenta. Una civiltà da scoprire, supplemento a L’architettura 527, settembre 1999, pp. IV-X.