La Riviera del Brenta e le ville venete
Le ville della Riviera del Brenta
Cos’è una villa per la tradizione veneta?
La villa veneta si configura a partire dal Quattrocento in coincidenza di un nuovo interesse dei veneziani per l’entroterra. Presto essa si sviluppa in duplice direzione e diviene sia il cardine del sistema latifondista capeggiato dalle maggiori famiglie nobili veneziane, sia un prezioso palazzo ove ritirarsi in momenti d’ozio e villeggiatura.Il termine latino villa che indicava la casa rurale si trasferisce al contesto veneto senza mutare profondamente né significato né funzioni. Una villa è al contempo una residenza signorile situata al di fuori della città e un centro di produzione agricola a capo di grandi appezzamenti terrieri.
La villa veneta si compone tradizionalmente da un corpo centrale ove risiedeva la famiglia nobile, da un orto o giardino e da più strutture annesse. Il palazzo padronale era costituito da un piano terreno, da almeno un piano nobile riccamente decorato perché con funzioni di rappresentanza, e da alcuni mezzanini di norma a disposizione della servitù.[1]
Accanto vi si trovavano, in continuità o non con la parte padronale, le barchesse utilizzate per raccogliere attrezzi agricoli e per il ricovero delle barche, uso da cui, forse, deriva il termine stesso.
A partire dal XVII secolo sempre più accanto o al posto delle barchesse sorgono maestose foresterie, vere e proprie dépendance in cui dar alloggio agli ospiti e dove lo sfarzo e l’autocelebrazione toccano gli apici più interessanti.
Nel complesso della villa potevano inoltre essere inclusi oratori e cappelle dove si praticavano privatamente le funzioni religiose; colombaie, fontane, giochi d’acqua, broli e lunghi viali alberati per il diletto dei villeggianti; ghiacciaie per la conservazione dei cibi, orangerie e serre per il ricovero di piante pregiate e costose. Nell’Ottocento infine, allorché il parco barocco si trasforma in un boschetto fintamente naturale all’inglese, non è raro incontrare a decorazione del parco anche padiglioni, castelletti, coffee house, grotte e collinette.
Ognuno di questi elementi è combinato, in ogni villa, secondo l’ingegno del costruttore, nonché la qualità e volontà della committenza, cosicché ognuna di esse risulta sempre un contesto unico e irripetibile.
[1] Cfr. CAMILLO SEMENZATO, Venezia e il Veneto. La civiltà delle ville, in IVONE CACCIAVILLANI, CAMILLO SEMENZATO, IVO PRANDIN, Le ville venete. La Brenta, Corbo e Fiori Ed., Venezia, 1989, s. p.
[2] Cfr. ANDREA PALLADIO, I Quattro Libri dell’architettura, Venezia, 1570, libro II, cap XIV.
[3] Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO, VINCENZO MANCINI (curr.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Cinquecento, Marsilio, Venezia, 2008, pp. 311-318.
[4] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp.85-92; MICHELANGELO MURARO, Civiltà delle ville venete, Magnus Edizioni Spa, Udine, 1989, pp. 258-267.
[5] Cfr. ALESSANDO BALDAN, Studio storico ambientale artistico della Riviera del Brenta, Lito-Tipografia Bertat – Villa del Conte(PD), 1995, pp. 207-208. Cfr. MURARO, Le ville della Riviera del Brenta… cit., pp. 37-40;
[6] Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO (cur.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Settecento, Marsilio, Venezia, 2010, pp. 394-398.
[7] Cfr. GIUSEPPE RALLO (cur.), I giardini della Riviera del Brenta. Studi e catalogazione delle architetture vegetali, Marsilio, Venezia, 1995, pp. 148-151.
[8] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp. 125-127.
[9] Cfr. NADIA LUCCHETTA, GUGLIELMO MONTI, FILIPPO PEDROCCO, GIUSEPPE RALLO, I Tesori di Villa Pisani, Medoacus 1996.
[10] Cfr. FILIPPO PEDROCCO (cur.), Gli affreschi nei palazzi e nelle ville venete dal Cinquecento al Settecento, Sassi editore, 2008, pp. 154-161. Cfr. ELENA BASSI, Ville della provincia di Venezia, Rusconi, Milano, 1987, pp. 143-151. Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO, VINCENZO MANCINI (curr.), Gli affreschi nelle Ville Venete. Il Seicento, Marsilio, pp. 368-392.
[11] Cfr. FRANCESCO JORI, LUIGINO ROSSI, La filosofia della scarpa, Biblioteca dell’Immagine, 2007.
[12] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp. 180-181.
[13] In realtà, tenendo in considerazione la datazione dei lavori di ultimazione del giardino, si dovrebbe presupporre una progettazione tra gli anni 1850 e 1870, facendo venir meno l’attribuzione al genio dello Jappelli. Cfr. Cfr. RALLO, I giardini della Riviera del Brenta… cit., pp. 160-165.
[14] Cfr. PAVANELLO (cur.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Settecento… cit., pp. 373-384. Cfr. Le ville della Riviera del Brenta. Una civiltà da scoprire…cit., pp. 45-46.
Cos’è una villa per la tradizione veneta?
La villa veneta si configura a partire dal Quattrocento in coincidenza di un nuovo interesse dei veneziani per l’entroterra. Presto essa si sviluppa in duplice direzione e diviene sia il cardine del sistema latifondista capeggiato dalle maggiori famiglie nobili veneziane, sia un prezioso palazzo ove ritirarsi in momenti d’ozio e villeggiatura.Il termine latino villa che indicava la casa rurale si trasferisce al contesto veneto senza mutare profondamente né significato né funzioni. Una villa è al contempo una residenza signorile situata al di fuori della città e un centro di produzione agricola a capo di grandi appezzamenti terrieri.
La villa veneta si compone tradizionalmente da un corpo centrale ove risiedeva la famiglia nobile, da un orto o giardino e da più strutture annesse. Il palazzo padronale era costituito da un piano terreno, da almeno un piano nobile riccamente decorato perché con funzioni di rappresentanza, e da alcuni mezzanini di norma a disposizione della servitù.[1]
Accanto vi si trovavano, in continuità o non con la parte padronale, le barchesse utilizzate per raccogliere attrezzi agricoli e per il ricovero delle barche, uso da cui, forse, deriva il termine stesso.
A partire dal XVII secolo sempre più accanto o al posto delle barchesse sorgono maestose foresterie, vere e proprie dépendance in cui dar alloggio agli ospiti e dove lo sfarzo e l’autocelebrazione toccano gli apici più interessanti.
Nel complesso della villa potevano inoltre essere inclusi oratori e cappelle dove si praticavano privatamente le funzioni religiose; colombaie, fontane, giochi d’acqua, broli e lunghi viali alberati per il diletto dei villeggianti; ghiacciaie per la conservazione dei cibi, orangerie e serre per il ricovero di piante pregiate e costose. Nell’Ottocento infine, allorché il parco barocco si trasforma in un boschetto fintamente naturale all’inglese, non è raro incontrare a decorazione del parco anche padiglioni, castelletti, coffee house, grotte e collinette.
Ognuno di questi elementi è combinato, in ogni villa, secondo l’ingegno del costruttore, nonché la qualità e volontà della committenza, cosicché ognuna di esse risulta sempre un contesto unico e irripetibile.
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Villa Foscari La Malcontenta “Non molto lungi dalle Gambarare sopra la Brenta è la seguente fabrica delli Magnifici Signori Nicoò e Luigi Foscari”.[2] Unica villa della Riviera del Brenta il cui progetto è con certezza firmato dal celebre architetto Andrea Palladio, Villa Foscari, costruita nel 1560 circa, si staglia e distingue con la sua purezza classica nella verde campagna di Mira. Sollevata su di un alto zoccolo decorato a bugnato e adorna di un imponente pronao ionico sulla facciata principale, essa si suddivide in tre piani diversi, il principale dei quali conserva l’originale apparato di affreschi realizzato da Battista Franco e Battista Zelotti.[3] L’origine del termine trova varie giustificazioni, basate alcune su ragguagli storici, altre su sentori leggendari. Nel primo caso, tra le soluzioni più attendibili si cita quella che vede la zona soprannominata “fossa dei malcontenti” a causa di uno scavo nei pressi di Oriago nel 1431. Nel secondo, in questa villa sarebbe stata rinchiusa l’infelice nobildonna Pellegrina Gradenigo a scontare un castigo seguito al tradimento del marito…[4] |
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Villa Valmarana L’attualmente visitabile Foresteria Valmarana è una delle due sceniche ali laterali al centrale complesso padronale andato distrutto nel 1908.[5] Restaurata dallo scultore Luciano Menguzzi, questa foresteria rende ragione a quel mito sviluppatesi intorno alla Riviera del Brenta per cui la villa fosse concepita prevalentemente per gli intenti celebrativi delle grandi famiglie patrizie. Michelangelo Schiavoni detto Il Chioggiotto fu infatti chiamato a dipingere nel salone principale la gloria nelle armi e nelle arti della famiglia Valmarana. La sala è ripartita da una quadratura architettonica nella quale si inseriscono nel soffitto figure allegoriche quali la Fama, la Nobiltà e il Merito, nelle pareti personaggi della famiglia affacciati al balcone[6], che ancora oggi rendono omaggio ai visitatori della Riviera. |
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Villa Widmann Situato nella riva sinistra del Brenta, il complesso di questa residenza dapprima alla famiglia di origine persiana Serimann, ai quali si deve la costruzione nel primo Settecento della barchessa, della stalla, dell’oratorio e dell’impianto del giardino. Alla metà del Settecento venne ceduta alla famiglia Sebelloni che modificherà il prospetto della facciata del palazzetto. Il bel giardino corredato da fontane, sculture e… pavoni corrisponde invece al tardo Ottocento.[7] All’epoca della famiglia Widmann risalgono infine gli affreschi dello splendido salone da ballo circondato da una galleria che ospitava l’orchestra suonante, dove poter apprezzare un’immancabile Gloria della famiglia, attribuita a Giuseppe Angeli.[8] |
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Villa Pisani La più maestosa, solenne ed estesa casa patrizia della Riviera del Brenta, Villa Pisani nasce dal desiderio sorto all’inizio del Settecento da parte di questa illustre famiglia veneziana di celebrare la salita al soglio ducale di uno dei suoi membri, Alvise. Al padovano Girolamo Frigimelica i Pisani commissionarono non soltanto il loro palazzo in Campo Santo Stefano a Venezia (attuale conservatorio G. Marcello) ma anche il parco della francesissima - e meno che mai intima - dimora suburbana di Strà. Spetta invece a Francesco Maria Preti la più razionale e neoclassica concezione dell’enorme villa, successivamente decorata dai più grandi esponenti della pittura veneziana del secolo, tra i quali Crosato, Guarana e i celeberrimi Tiepolo. Nel corso dei secoli successivi, la villa è stata oggetto di numerosi passaggi di proprietà che videro succedersi le casate reali francesi, austriache e italiane. Il pot-pourri di decorazione e mobilio ancora oggi visibile all’interno della villa è testimonianza della sua stessa rocambolesca avventura nel tempo. Molto in sintesi, sono degni di nota almeno lo spettacolare salone da ballo affrescato da Giambattista e Giandomenico Tiepolo, il labirinto vegetale nel parco e… il letto di Bonaparte![9] |
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Villa Foscarini-Rossi Costruita tra 1599 e 1602 da Giacomo Foscarini, personaggio politico di grande rilevanza nella seconda metà del XVI secolo, la villa padronale fu modificata nel corso dell’Ottocento in stile jappelliano e conserva al suo interno una sala gotica ed una sala egizia di grande bellezza. Nella Foresteria rimangono invece intatti gli affreschi originali seicenteschi del salone da ballo e per i ricevimenti della famiglia, un capolavoro dell’arte barocca nord-italiana, realizzati da Pietro Liberi e Domenico Bruni.[10] Dal 1994 Villa Foscarini ospita al suo interno il Museo della calzatura d’autore Rossimoda, riunendo in tal modo in un'unica struttura le due maggiori peculiarità della Riviera del Brenta: la produzione calzaturiera e la villa. Qui si conservano realizzazioni dell’azienda Rossimoda per Dior, Lacroix, Marc Jacobs, Pucci, Ungaro, Anne Klein, Yves Saint Laurent, Fendi, Kalvin Klein, Kenzo, Givenchy, Donna Karan e altri ancora.[11] |
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Villa Badoer Fattoretto Centro di controllo di ampli possedimenti della ricca famiglia Badoer, questa Villa, dal 1945 proprietà dei Fattoretto, è costituita da un corpo centrale di costruzione tardo seicentesca, da due barchesse laterali modificate in epoca più tarda e da un bel giardino ottocentesco corredato di laghetto. Nonostante le devastazioni subite durante le due guerre, la villa conserva tutto il gusto di una curatissima residenza d’epoca.[12] Oggi, gli attuali proprietari sono felici di sorprendere i visitatori con il loro “Museo del Villano”, un'incredibile collezione di più di 20.000 utensili antichi che raccontano le arti e i mestieri d’un tempo. Si contano attrezzi dei mestieri rurali come quelli del contadino e del boscaiolo, svariati utensili da cucina, attrezzi da cantina, carri e carrozze, e anche oggetti d’uso quotidiano come scadini o ferri da stiro. Un’immersione in un affascinante passato locale. |
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Villa Tito La settecentesca villa Tito fu nello scorso secolo la dimora di campagna del pittore e insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Venezia Ettore Tito (1859-1941). Molto apprezzato per le sue scene popolari veneziane, i paesaggi e le figure mitologiche, Tito partecipò a numerosissime edizioni della Biennale d’Arte di Venezia e fu nominato nel 1929 Accademico d’Italia. All’interno della villa si conserva oggi ancora il suo cavalletto da pittore e diverse stanze ancora mostrano alcuni elementi decorativi voluti dall’artista stesso. Il parco all’inglese che circonda la residenza nasconde una ghiacciaia sotto ad una tipica collinetta ed una cedraia. Curioso è anche l’oratorio della cassa diviso in tre sezioni distinte, ed unico nel suo genere. Lo spirito artistico della casa si continua a respirare: fu pittore il figlio di Ettore, Luigi (1907-1991), ma ne continua la tradizione familiare anche il pronipote Eppe. |
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Villa Brusoni-Scalella Anche se le notizie su questa villa sono ad oggi poche, il giardino che la circonda è un vanto per l’intero territorio. Sistemato come un parco all’inglese, con laghetto, collina, grotta, torre neogotica e una casetta per il pescatore, la qualità del lavoro può essere avvicinata a quella della cerchia di Giuseppe Jappelli.[13] Corredavano e arricchivano l’interesse del giardino numerosi giochi d’acqua e mulinelli che sfruttavano la stessa acqua del Brenta. Il bel complesso padronale, concepito tra XVII e XVIII secolo, è affiancato da una barchessa, da alcune serre e da un oratorio. |
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Villa Alessandri Le avventure amorose di Apollo e Dafne, Zeus e Danae, Cesare e Cleopatra ornano le pareti della Barchessa Alessandri di Mira secondo quel gusto commisto di festa, intrattenimento e storia che è facilmente riscontrabile in questo genere di ambienti architettati per la convivialità. Qui è stata riconosciuta la mano di Antonio Pellegrini che, su commissione di Cesare Alessandri, contribuì con la sua sapiente composizione allo sfondamento illusorio delle pareti della costruzione.[14] |
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Villa Pisani La Barbariga L’appezzamento di terra su cui oggi s’innalza Villa Barbariga ci è testimoniato come appartenente alla famiglia Pisani sin dalla fine del Cinquecento. L’attuale prospetto allungato e monumentale tuttavia è il risultato di numerose modifiche anche tardo-settecentesche. Si deve a Chiara Pisani Barbarigo l’ideazione e la cura dello spettacolare giardino che si snoda nei pressi della villa, opera d’inizio Ottocento e attribuibile a Giannantonio Selva.[15] Chiara, affranta dalla perdita del figlio Alvise, si sarebbe ritirata a vita privata e dedicata ad opere di pia carità, tanto che lo stesso giardino di Strà forse nacque anche con la volontà di fornire occupazione a tanti braccianti e lavoratori. Tutt’oggi si può apprezzare questo straordinario e curatissimo giardino all’inglese, arricchito da sentieri immersi in un fitto verde costituito da alcuni alberi secolari, da statue e finte rovine, da padiglioni, da un laghetto e da molti elementi pensati per stupire l’avventore. Il penultimo proprietario, Dalla Molle, aveva posto in questa villa la sede del Centro Studi della Barbariga, - costituito con la finalità di studiare il miglioramento della qualità della vita umana - e qui ha lasciato una curiosa collezione di automobili elettriche da lui stesso ideate a promosse. |
[1] Cfr. CAMILLO SEMENZATO, Venezia e il Veneto. La civiltà delle ville, in IVONE CACCIAVILLANI, CAMILLO SEMENZATO, IVO PRANDIN, Le ville venete. La Brenta, Corbo e Fiori Ed., Venezia, 1989, s. p.
[2] Cfr. ANDREA PALLADIO, I Quattro Libri dell’architettura, Venezia, 1570, libro II, cap XIV.
[3] Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO, VINCENZO MANCINI (curr.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Cinquecento, Marsilio, Venezia, 2008, pp. 311-318.
[4] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp.85-92; MICHELANGELO MURARO, Civiltà delle ville venete, Magnus Edizioni Spa, Udine, 1989, pp. 258-267.
[5] Cfr. ALESSANDO BALDAN, Studio storico ambientale artistico della Riviera del Brenta, Lito-Tipografia Bertat – Villa del Conte(PD), 1995, pp. 207-208. Cfr. MURARO, Le ville della Riviera del Brenta… cit., pp. 37-40;
[6] Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO (cur.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Settecento, Marsilio, Venezia, 2010, pp. 394-398.
[7] Cfr. GIUSEPPE RALLO (cur.), I giardini della Riviera del Brenta. Studi e catalogazione delle architetture vegetali, Marsilio, Venezia, 1995, pp. 148-151.
[8] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp. 125-127.
[9] Cfr. NADIA LUCCHETTA, GUGLIELMO MONTI, FILIPPO PEDROCCO, GIUSEPPE RALLO, I Tesori di Villa Pisani, Medoacus 1996.
[10] Cfr. FILIPPO PEDROCCO (cur.), Gli affreschi nei palazzi e nelle ville venete dal Cinquecento al Settecento, Sassi editore, 2008, pp. 154-161. Cfr. ELENA BASSI, Ville della provincia di Venezia, Rusconi, Milano, 1987, pp. 143-151. Cfr. GIUSEPPE PAVANELLO, VINCENZO MANCINI (curr.), Gli affreschi nelle Ville Venete. Il Seicento, Marsilio, pp. 368-392.
[11] Cfr. FRANCESCO JORI, LUIGINO ROSSI, La filosofia della scarpa, Biblioteca dell’Immagine, 2007.
[12] Cfr. GUIOTTO, Monumentalità della Riviera del Brenta… cit., pp. 180-181.
[13] In realtà, tenendo in considerazione la datazione dei lavori di ultimazione del giardino, si dovrebbe presupporre una progettazione tra gli anni 1850 e 1870, facendo venir meno l’attribuzione al genio dello Jappelli. Cfr. Cfr. RALLO, I giardini della Riviera del Brenta… cit., pp. 160-165.
[14] Cfr. PAVANELLO (cur.), Gli affreschi nelle ville venete. Il Settecento… cit., pp. 373-384. Cfr. Le ville della Riviera del Brenta. Una civiltà da scoprire…cit., pp. 45-46.
[15] Cfr. RALLO, I giardini della Riviera del Brenta… cit., pp. 192-197.
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